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Tomb Raider: Chronicles

Cover del gioco Tomb Raider: Chronicles
Recensione
Riflessioni
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PIATTAFORME

PC, PlayStation, Dreamcast

DATA

17 Novembre 2000

SOTTOGENERI

SVILUPPATORI

FRANCHISE

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  • Gioco base;

Recensione

Premessa

Dopo 4 titoli sviluppati consecutivamente, “Core Design” dimostra una certa stanchezza e mancanza di idee, riversata nel lavoro di pochi mesi in questo nuovo titolo del franchise. “Eidos Interactive” ha insistito che la serie continuasse, anche dopo le scelte di trama impostate dal team di sviluppo nel capitolo precedente ed ecco che, nel 2000, viene pubblicato un prodotto che sembra non mostrare impegno, amore o originalità da un team che ormai non sa più che inventarsi per ottemperare le richieste del publisher.

Comparto Narrativo

La trama è composta da 4 piccole avventure di Lara, scollegate fra loro, raccontate da amici che riuniti a lutto nel maniero dei Croft, in seguito alle dichiarazioni della scomparsa di Lara in Egitto nella sua ultima avventura. Non c’è una vera e propria storia, ma piuttosto dei pretesti narrativi per raccontare delle piccole sotto-trame riguardanti vecchie avventure di Lara in posti differenti per manufatti diversi.

Winston, il suo maggiordomo, racconta delle gesta di Lara a Roma alla ricerca della pietra filosofale e a New York per recuperare l’Iris. Padre Dunstan racconta dell’avventura di un’adolescente Lara in Irlanda, mentre il suo amico Charles Kane racconta della ricerca della Lancia del Destino in un sottomarino sovietico della seconda guerra mondiale.

Le numerose cutscenes, filmati e dialoghi non contribuiscono a creare del pathos nella narrazione che non è altro che un agglomerato senza continuity di piccole avventure ognuna con poco contesto, l’essenziale per giustificare il racconto. Ripresa di vecchie conoscenze della serie come comparse nelle avventure e sostanzialmente nessun vero antagonista o minaccia ad intralciare Lara.

Anche le ambientazioni peccano, con una Roma poco sfruttata, l’anonimo sottomarino sovietico e un blasonato complesso a New York. L’unica ambientazione con uno sfondo di maggior spessore è quella Irlandese con le sue sfumature horror.

Gameplay

Il gameplay è esattamente identico al precedente capitolo, senza nessuna vera novità a parte la possibilità di attraversare in equilibrio delle corde tese e di effettuare rotazioni su sbarre orizzontali. Per il resto persiste il sistema di movimenti tank controls, con salti e movimenti sistematici, possibilità di arrampicarsi, restare appesi, scalare pareti e soffitti e strisciare in cunicoli bassi.

A limitare maggiormente un gameplay che di base non ha nulla di nuovo, l’assenza di un qualsivoglia veicolo(presente nei capitoli precedenti) e soprattutto la limitazione alle armi, che saranno poche e specifiche per livello, con le doppie pistole, revolver e Uzi a Roma; pistole, shotgun e Desert Eagle nel sottomarino; mp5 a New York; mentre nessuna arma per i livelli in Irlanda.

I pochi puzzle sono banali e principalmente ci si ritrova in una caccia alla chiave per aprire una porta e proseguire nel livello, con scarsa inventiva dei percorsi ed una difficoltà altrettanto scarsa.  Molte parti dei livelli sono con Lara priva delle proprie armi che deve trovare vie alternative per superare i nemici.

Il level design è di qualità decisamente inferiore ai precedenti e sa troppo di già visto. Torna la mira manuale dal precedente capitolo in una forma più marcata e a volte di utilizzo essenziale per proseguire mentre i combattimenti non assumono nulla di nuovo. Anche le boss fight, seppur alcune ispirate, rimangono tutte di bassa qualità.

Sono presenti inoltre abbozzate sezioni stealth che non riescono però a diversificare il gameplay per qualità e quantità. La presenza di munizioni e medikit per i livelli, nonché l’equilibrio tra sezioni platform, action e puzzle, sono mal calibrate nel corso delle avventure. Sono infine presenti i classici luoghi segreti nei vari livelli, se tutti i segreti vengono raccolti si sbloccano contenuti speciali dal menu di gioco, come storyboard o concept art.

Comparto Tecinco

Graficamente il titolo è identico al precedente, utilizzando infatti lo stesso engine. Pochi se non quasi nulli sono gli accorgimenti o migliorie al motore grafico. Unico elemento di rilevanza è la maggior fluidità dei fotogrammi negli FMV.

Per quanto riguarda animazioni, effetti, luci e textures, non vi è alcun cambiamento qualitativo. La colonna sonora è poco incisiva e riprende molti temi dei titoli passati, con poche tracce originali. Anche per questo titolo il doppiaggio originale vede ancora Jonell Elliott nei panni Lara Croft, mentre ancora Elda Olivieri interpreta la protagonista nel doppiaggio italiano.

Conclusione

Picture of Exion
Exion
Amministratore

“Tomb Raider: Chronicles” appare come un titolo frettoloso, messo insieme da vecchi assets e lontano dallo spirito classico del franchise, con le stesse animazioni, moveset e stesso comparto grafico del precedente capitolo. Privo di una narrazione anche solo discreta e di un gameplay raffazzonato, poco bilanciato, molto meno longevo dei titoli precedenti e soprattutto estremamente ripetitivo, dalla difficoltà e originalità molto bassi. Risulta chiaro come il team di sviluppo avesse esaurito idee e voglia di lavorare al franchise dopo 5 anni consecutivi, e ancora più chiara la propensione di “Eidos Interactive” di spremere il più possibile il nome “Tomb Raider” senza preoccuparsi troppo della qualità del titolo e del rispetto nei confronti dei giocatori, portando sul mercato quello che sembra più un espansione del gioco precedente che un nuovo titolo del franchise.

Opinione

Picture of Exion
Exion
Amministratore

“Tomb Raider: Chronicles” è sta una cattiva idea sfociata in un titolo affrettato. Fretta e mancanza di idee fanno capolino fin dal comparto narrativo, con una narrazione praticamente inesistente e povera sotto qualsiasi aspetto. Il gameplay è identico ai precedenti nelle meccaniche, e con identico mi riferisco anche alle animazioni ed in parte alle idee di level design. In tutto quello che faremo non c’è niente di nuovo, tutto già visto e fatto in uno dei precedenti capitoli, con l’aggiunta di un platforming banale, puzzle inesistenti e combattimento noioso. Anche tecnicamente risulta uguale ai precedenti, ma a differenza degli altri titoli qui non c’è neanche l’impatto scenico. Zero coinvolgimento dagli ambienti e dalla colonna sonora, poco ispirati e anonimi. Insomma questo capitolo lascia il nulla. Non lo definirei pessimo ma semplicemente banale, banale in tutto. Dopo il quarto capitolo consecutivo per la serie, il team doveva prendersi una pausa per riorganizzare le idee e sviluppare delle vere innovazioni. Ma Eidos non era d’accordo e ha costretto il team a produrre questo anonimo titolo. L’accoglienza riservatagli sarebbe dovuto essere il segnale definitivo per Eidos di prendersi tempo per la pubblicazione del sesto capitolo, ma come sappiamo non hanno imparato dagli errori…

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