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Cover del gioco Tomb Raider III. Adventures of Lara Croft
Recensione

Riflessioni – Tomb Raider III: Adventure of Lara Croft

La filosofia di Andrew Ryan come caricatura e rappresentazione dell’oggettivismo di Ayn Rand. Le similitudini si sprecano nel confronto tra i lavori della scrittrice e il mondo di “Bioshock”, in un interessante riflessione sui parallelismi riscontrati nei concetti e nelle filosofie, culminanti nella frase “No Gods or Kings, only Man”.

Lara Croft > Tomb Raider

Il personaggio di Lara era talmente esploso da ritrovarsi non solo come personaggio simbolo del videogioco ma vera e propria icona pop, sfociando in tanti altri media. La figura di Lara aveva invaso musica, riviste, giornali, TV, fiere e veniva presa per innumerevoli promozioni e pubblicità. Eidos aveva pensato anche di personificare il personaggio in varie modelle a fini promozionali.

A spingere le vendite infatti non era solo il gioco in sé, che per i primi due vantava ottime qualità, ma anche e soprattutto il personaggio di Lara. Eidos se ne accorse e sfruttò la protagonista ai limiti del possibile, spremendo il franchise, sminuendo il simbolismo di cui si era fatto carico il personaggio e non curandosi più dell’effettiva qualità e delle richieste del team di sviluppo, ma piuttosto suddividendolo in più gruppi per poter lavorare a più giochi e poter pubblicare un titolo all’anno.

Se da un lato Lara era nata come simbolo di emancipazione femminile e sex symbol, dal terzo capitolo in poi la compagnia ha cominciato a spingere eccessivamente su quest’ultimo versante, saturando qualsiasi media con la prorompente sessualità della bella archeologa. Ciò ha portato ad un evidente calo di qualità dei giochi, cosa che il pubblico ovviamente ha notato, tanto che da qui si può intravedere l’inizio del declino del franchise, ma al contempo ha incrementato non di poco i guadagni della compagnia, con vendite dei singoli titoli sempre alte nonostante il perpetuo calo di qualità.

Tuttavia Lara non ha mai perso fascino. Il personaggio sembra totalmente distaccato dalla saga, portando i giocatori a criticare aspramente certi titoli della serie ed addirittura allontanarsi dalla saga, ma mantenendo positiva la figura della Croft, un bel ricordo, un elemento che non prescinde dal gioco. Non a caso il terzo capitolo, che ricevette critiche contrastanti, vendette comunque più di 6 milioni di copie, vuoi per la sovrappopolazione della protagonista in tutti i media, vuoi per i rumor di un possibile film o semplicemente perché i giocatori avrebbero nuovamente potuto seguire una nuova avventura dell’icona videoludica che Lara Croft era diventata.

L’archeologa è un ottimo esempio di strumentalizzazione ed oggettificazione apportata da Eidos Interactive sul personaggio di Lara Croft, denotando non solo una mancanza di rispetto verso il creatore Toby Gard, che fin da subito non ha accettato la strumentalizzazione eccessiva sul suo personaggio, ma anche una chiara mal gestione marketing dovuta all’euforia del successo e del potenziale che la compagnia aveva in mano e, soprattutto, una totale mancanza di rispetto verso le donne e il tentativo di demolizione della concezione stereotipata dei personaggi femminili nei media, non sol nei videogiochi.

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