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The Witcher cover
Recensione

Riflessioni – The Witcher

Un libro ricorrente nel gioco come oggetto consultabile, che vorrebbe descrivere “cosa” sono i witcher sfociando in ipocrisia e razzismo. Prendendo spunto da questo elemento, analizziamo la natura e la storia dei witcher della saga, provando a capire “chi” sono. 

Monstrum, o ritratto dei witcher

C’è un libro ricorrente nella saga, dallo stesso nome del titolo di questa riflessione, che in breve descrive cosa sono i witcher. Attenzione “cosa” e non “chi”. Questo è l’aspetto più importante della questione, poiché il libro è senza firma, anonimo, ma è chiaro che sia stato scritto da qualcuno che non sa tutta la verità sui witcher o che semplicemente li disprezza. Il libro, più che essere di carattere esplicativo infatti, volge a denigrare e decostruire il witcher, dipingendolo per quello che in genere è pagato per eliminare, un mostro. Un atteggiamento, quello degli uomini nei confronti dei witcher, alquanto ipocrita e razzista, anche e soprattutto se si guarda alla storia e al perché siano nati i witcher.

Dunque per andare a fondo alla questione analizziamo prima chi sono i witcher, come nascono, perchè nascono e quando nascono, attraverso un excursus della loro storia. Diciamo innanzi tutto che i witcher non nascono, ma vengono creati. Un witcher è infatti un essere umano, preso in tenera età, a cui vengono applicati mutageni in grado di amplificarne le capacità, potenziandone i sensi e permettendo loro di usare una magia limitata. Il processo è però pericoloso e doloroso, non molti sopravvivono, ed inoltre al termine si rimane sterili. A questo processo seguono e precedono sfide e addestramenti specifici, definendo una serie di prove volte a preparare la cavia al processo e allenarla per quello che la aspetta. Chi riesce a superare le prove, diviene un witcher.

Questo processo alchemico, oltre che gli addestramenti ideati, è frutto di vecchi esperimenti, effettuati da maghi anni addietro. Quando infatti gli uomini si stabilirono nella parte nord del continente, dovettero vedersela con i numerosi mostri che popolavano quei luoghi. I regnanti dunque, affidarono ai loro maghi il compito di creare un ordine di maghi-cavalieri in grado di eradicare la minaccia dei mostri dalle terre. Iniziarono così esperimenti, che portarono ad un primo manipolo di esseri potenziati ma dalle limitate capacità magiche. Ciò fu visto come un fallimento per la maggior parte dei maghi, che iniziarono a chiamare tali esseri, in modo dispregiativo, witchers(da witch, strega), poiché li ritenevano creature inferiori capaci solo di banali stregonerie(i segni dei witcher), abbandonando gli esperimenti e bandendo i witcher.

Alcuni maghi però vollero continuare gli esperimenti, aiutando i witcher a stabilire le serie di prove da affrontare ed addestrandoli nelle arti della caccia, dell’alchimia e dell’anatomia dei mostri, oltre che insegnargli l’uso della spada. Nacque così l’Ordine dei Witcher, i quali componenti viaggiavano per il continente uccidendo mostri e svolgendo i contratti. Tuttavia nel tempo, i witcher dell’Ordine andarono perdendo i valori cavallereschi con i quali venivano addestrati, ed iniziarono a verificarsi diatribe tra gli stessi witcher, finendo in veri e propri scontri tra fratelli dell’Ordine.

Questi avvenimenti portarono ad un progressivo smantellamento dell’Ordine dei Witchers, con i suoi membri che pian piano abbandonavano a gruppi l’Ordine per fondare scuole separate e dalle lezioni e valori differenti. L’ultimo gruppo che si allontanò dall’Ordine sancendone la fine, fu quello che poi fondò la scuola del protagonista della saga, la Scuola del Lupo. Dopo questi eventi cominciò la seconda era dei witcher, ora divisi in scuole, che continuavano a fare, seppur con valori e metodi differenti, quello per cui erano nati, uccidere mostri. Verso la fine di questa seconda era, con la diminuzione dei mostri e per i cattivi rapporti con regnanti e chiese, i witcher divennero sempre più rari, fino quasi a scomparire.

Con questa infarinatura storiografica, possiamo ora ritrarre un witcher nella sua essenza. Essi sono umani modificati geneticamente, creati per difendere l’uomo dai mostri. Però un witcher non sceglie di esserlo, viene preso contro volontà da bambino, per poi affrontare pericolose prove e mutazioni che nella maggior parte dei casi uccidevano. Se riescono a diventare witcher, devono vivere di contratti, aiutando gli stessi uomini che nel frattempo hanno iniziato a dipingerli come mostri, trattandoli come reietti ma al contempo chiedendo il loro aiuto. Letteralmente costretti a vivere nell’odio di chi devono aiutare.

Ironia e tristezza si accavallano quando si pensa che un mostro definito tale perché diverso(il witcher), deve aiutare dei mostri morali(gli uomini) uccidendo creature spaventose e soprannaturali, altrimenti chiamate mostri. Per cui sorge ora la domanda: cosa è un mostro? Se si segue l’origine latina del termine, “monstrum”, questo significa prodigio, fenomeno portentoso, con accezioni che possono essere sia positive sia negative.

Il witcher è di fatti un essere dalle capacità portentose, e le mette di norma a servizio dell’uomo. Ma il modo con il quale viene visto, segue l’accezione negativa, secondo cui mostro è qualcuno con deformità o anomalie tali da renderlo disumano, oppure qualcuno che viola tabù e regole sociali tanto da risultare criminale. Insomma una creatura che si discosta dai valori e dagli aspetti tipici dell’essere umano. Quindi l’essere diversi dal “normale”, rende potenzialmente dei mostri.

La paura del diverso è quello che sostanzialmente crea i mostri, ma nell’immaginario creato da Andrzej Sapkowski, vi sono creature aberranti, soprannaturali che minacciano la vita delle persone, mostri che solo i witcher sanno e possono combattere. Tuttavia non tutti i mostri sono mostri, o meglio non tutti i mostri nella loro accezione ontologica sono mostri in termini metafisici. Nell’universo di The Witcher infatti non tutti i mostri attaccano gli umani, molti ci convivono e risultano anche esseri senzienti, capaci di ragionare e persino provare emozioni. Ed è qui che il lavoro di un witcher si fa più complicato: capire cosa costituisce l’essere un mostro ed agire di conseguenza, seguendo un codice o una propria morale.

Non tutti i witcher agiscono allo stesso modo, dimostrando tra l’altro falsa, la diceria nella lore di gioco, che li vede privi di emozioni. Geralt infatti, si trova spesso davanti la scelta se uccidere subito un mostro o indagare per trovare soluzioni alternative, o ancora scegliere se risparmiare la preda oppure no, a seconda di un proprio codice morale. Anche questo ha contribuito a fomentare l’odio delle persone per i witcher oltre al fatto che non tutti i witcher sono “di buone intenzioni”, molti infatti si sono dimostrati vili e malvagi nelle intenzioni. Dopo tutto come dice Nietzsche ne “Al di là del bene e del male”:

“Chi lotta contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro.”

Un witcher studia ed indaga sulla natura dei mostri, e per affrontarli diventa ach’egli un mostro per la società. La vera sfida è continuare a lottare i mostri senza perdere la propria intrinseca umanità, sulla base del principio ultimo del witcher, difendere gli uomini dai mostri, anche quando questi ti discriminano, anche se non sei stato tu a scegliere questo percorso, perché se cedi all’abisso e perdi la tua umanità, allora gli dai ragione e diventi un mostro. Dopotutto la gente vuole questo, vuole trovare mostri, e se non li trova allora li crea, se l’ inventa, perché li fa stare meglio sapere che comunque si comportino, qualunque cosa facciano, non saranno mai dei mostri come quelli là fuori. Citando e parafrasando lo stesso Sapkowski da “Il guardiano degli Innocenti”:

“Gli uomini amano inventare mostri e mostruosità. Così hanno l’impressione di essere loro stessi meno mostruosi. Quando bevono, imbrogliano, rubano, uccidono, stuprano, lasciano morir di fame, distruggono… amano pensare che più mostruosi di loro c’è sempre qualcos’altro, un mostro creato o identificato da loro come tale. Allora si sentono in qualche modo il cuore più leggero. E trovano più facile vivere.”

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