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Return to Monkey Island

Recensione
Riflessioni
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PIATTAFORME

PC, Nintendo Switch

DATA

19 Settembre 2022

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  • Gioco base;
  • Gioco base;
  • Collector's Edition Box;
  • Colonna Sonora originale;
  • USB stile Floppy Disk contenete il gioco;
  • Opuscolo di arruolamento di LeChuck;
  • Lettera da Ron Gilbert e Dave Grossman;
  • Album con ritagli;
  • Palla antistress a forma di pesce palla;
  • Spilla esca dei "Compari";
  • Chiave dorata collezionabile*;
  • Poster;
  • Libretto;
    *La chiave cambia in base alla piattaforma dell'edizione

Recensione

Premessa

Torna sulla saga di Monkey Island il suo creatore originale, Ron Gilbert. In collaborazione con “Lucasfilm Games” e con il publisher “Devolver Digital”, Ron Gilbert e il suo studio “Terrible Toybox”, portano alla luce un titolo che si ricollega in qualche modo a tutti i capitoli della saga, ma che possiede un legame decisamente più profondo con i primi due capitoli, andando a rimarcare la consapevolezza che questa é la visione conclusiva della saga iniziata nel 1990, focalizzata sul fine ultimo della saga, ovvero il segreto di Monkey Island. 

Comparto Narrativo

La narrazione non trova una collocazione specifica nella timeline della saga. Attraverso un opzione nel menu iniziale é infatti possibile ripercorrere tutte le avventure degli altri giochi, raccontate come storie estemporanee e separate. Di fatto é lo stesso Guybrush che funge da narratore delle storie, così come é sempre lui a raccontare la storia in questo capitolo.

Guybrush Threepwood torna a Melee Island, con l’intenzione di allestire una spedizione per trovare, una volta per tutte, il segreto di Monkey Island. Una volta sull’isola però, viene a conoscenza che anche LeChuck, sua nemesi, sta preparando una spedizione per raggiungere l’isola. La sua prima destinazione é quindi lo Scumm Bar, dove si aspetta di trovare tre vecchie conoscenze, i capi dei pirati, per allestire la sua spedizione.

Al suo arrivo viene però sorpreso da tre nuovi individui molto ostili, che si professano nuovi capi dei pirati, rifiutando di finanziare la spedizione di Guybrush e piuttosto “consigliandogli” di entrare a far parte della spedizione di LeChuck, che sta già finendo i preparativi. Guybrush é dunque costretto a trovare un modo di imbarcarsi con il suo acerrimo nemico, alla volta di Monkey Island.

La mano di Gilbert e Grossman é evidente fin da subito nella scrittura dei dialoghi, nella caratterizzazione e nella narrazione generale. I dialoghi sono infatti colmi dell’umorismo che la saga é solita riportare, ma con l’alta qualità dei primi capitoli. Si aggiungono poi personaggi ben caratterizzati e parti integranti della comicità del titolo, non solo dei supporti per il protagonista. Chiude il cerchio una narrazione semplice ma efficace, con i suoi risvolti emotivi per il giocatore di vecchia data sul finale.

Fin dai primi minuti é possibile respirare le atmosfere e lo stile dei primi due capitoli, anche dalle numerose citazioni alla saga e dal ritorno di tanti vecchi personaggi, in un continuo flusso di effetto nostalgia che potrebbe risultare eccessivo. Tuttavia la nostalgia é intrinsecamente legata alla filosofia del gioco, che tenta di riflettere sull’evoluzione del franchise non esattamente in linea con la crescita dei suoi fan, fermi e legati ad una visione passata della saga a causa dell’interruzione improvvisa del sogno in seguito dell’abbandono di Ron Gilbert dopo il secondo capitolo.

Il gioco vuole infatti non solo riflettere la crescita personale dei suoi creatori, ma aiutare il giocatore ad accettare e superare il passato, in particolare per chi non ha mai smesso di essere bambino, in un simbolico atto finale, che rappresenta in toto il concetto di “crescita”, il cuore della filosofia di questo capitolo, ma che finirà inevitabilmente nel tradire le aspettative di chi non vuole accettare la magra e deludente verità, con un finale inaspettato e dal preponderante anticlimax.

L’attenzione ai dettagli(anche nell’adattamento italiano) é ottima: nei riferimenti, nelle caratterizzazioni di personaggi ed ambienti, e nello humor che contraddistingue la serie. Quest’ultimo però non osa molto come in passato, rimanendo per lo più leggero, senza strabordare, in una forma sempre comica ma in qualche modo più matura delle precedenti produzioni, che risulta abbastanza per donargli una sua contraddistinta personalità, ma che forse non basta per elevarlo rispetto ad altri titoli che seguono linee simili.

Il titolo non rimane però completamente legato al passato, ad affiancare i vecchi volti della serie vi sono infatti diversi nuovi personaggi, perfettamente in linea ed integrati nel mood di gioco, ed oltre alle location classiche della saga, vengono aggiunti nuovi luoghi esplorabili, altrettanto allineati con le atmosfere della serie.

L’unico neo della narrazione é la sua forte ambivalenza di nostalgia e nuove esperienze, che tende a preferire la fetta di pubblico nostalgica, permettendo di cogliere in pieno il titolo solo se si conoscono, almeno, i primi due capitoli. Così facendo si toglie molto a chi gioca la saga per la prima volta, non potendo comprendere appieno i numerosi riferimenti alla saga e soprattutto il finale ed il valore dello stesso per il franchise, i creatori ed i fan. A proposito del finale, sono sostanzialmente due i possibili risvolti, ed ognuno ha una serie di varianti.

Gameplay

Il gameplay ricalca i primissimi titoli, con un puro punta e clicca dove ci si sposta e si svolgono azioni con il puntatore in una schermata di gioco estremamente pulita, con solo in alto a destra il pulsante per aprire le opzioni e in basso a sinistra quello per aprire l’inventario. Dalla tastiera sarà possibile solo aprire in maniera alternativa il menù, saltare i dialoghi, evidenziare i punti cliccabili e aprire alternativamente l’inventario. Come tipico della serie, non é possibile perdere, focalizzando il gameplay sulla comicità dei dialoghi e la natura trial and error del titolo. Il gioco presenta due difficoltà, una normale ed una con enigmi semplificati.

Puntando in determinati punti della schermata sarà possibile muovere il personaggio, pecca tuttavia un eccessiva velocità di spostamento, che poteva essere leggermente ridotta. Gli elementi con il quale si potrà interagire invece saranno evidenziati da una scritta che descrive i pensieri di Guybrush, suggerendo la sua azione. Possono apparire due azioni a volte, una con tasto destro che di solito permette a Guybrush di esprimersi sull’elemento evidenziato e la seconda con il tasto sinistro che esegue l’azione. Aprendo l’inventario sarà possibile usare gli oggetti raccolti o combinarli fra loro per ottenerne di nuovi.

Le varie location sono esplorabili muovendosi tra i vari scenari oppure spostandosi nella mappa dell’isola, che evidenzia la posizione di Guybrush e le varie zone raggiungibili. Mentre quasi tutte sono utili ed esplorabili, alcune sono semplicemente evidenziate ma non esplorabili, altre invece sono esplorabili ma del tutto inutili, con nessun elemento per la risoluzione di puzzle, risultando solo dei riempitivi delle zone di un isola. É infine possibile muoversi tra le varie isole attraverso la navigazione in mare, con la quale si possono raggiungere anche altre zone in mare aperto.

Per quanto riguarda il cuore della produzione, ovvero gli enigmi, la qualità é buona, attestandosi sui livelli delle prime produzioni, solo con una inferiore originalità degli stessi ed una difficoltà tarata leggermente verso il basso, dove non é strettamente necessario un elevata capacità di pensiero laterale. Gli enigmi rimangono tuttavia molto validi e pregni dell’ironia e dell’umorismo tipici della saga.

Alcuni enigmi hanno elementi randomici, che possono cambiare di partita in partita, ed é inoltre possibile consultare degli indizi sui successivi passi da fare per risolvere l’enigma attuale. Per finire, sono nascoste per tutte le zone di gioco, delle carte quiz collezionabili, con domande a risposta multipla sulla saga.

Comparto Tecnico

Il gioco utilizza il “Dinky Engine” creato da Gilbert ed il suo team, un motore proprietario che permette la messa in scena di uno stile peculiare sia in gioco che durante le cut-scene, con animazioni fluide, movimenti di camera più dinamici e parti di testi in scena adattati al doppiaggio, rimanendo comunque leggero e semplice. Ma andiamo per gradi.

Lo stile grafico riprende la forma ed il gusto degli albi illustrati o dei libri animati, in linea con la direzione che il gioco in sè vuole prendere, sul fatto di raccontare una storia o sul concetto di “album dei ricordi”. Ad accompagnarlo vi sono delle animazioni che, seppur semplicistiche(per rimanere fedele al concept) risultano fluide, riuscendo a donare abbastanza dinamicità agli scenari, che restituiscono eccellenti atmosfere, ed ai personaggi, che invece perdono un po’ di espressività. Completano il quadro grafico, effetti anch’essi semplici ma contestualizzati nel concept univoco della direzione artistica.

In campo puramente tecnico, vanno sottolineate insegne, scritte e cartelli in scena tradotti in italiano, che nel loro piccolo rendono maggiore l’immersione. E parlando sempre di traduzioni, oltre che citare l’ottimo adattamento in italiano, si segnala la possibilità di cambiare la dimensione dei sottotitoli, la loro presenza, se sentire o meno le voci, ed aggiungere elementi e dialoghi extra per i fan della saga. Non é possibile però cambiare o settare in gioco i comandi della tastiera.

Infine il comparto sonoro, che si dimostra ottimo, grazie soprattutto al ritorno di Michael Land, che regala una colonna sonora eccellente, strizzando l’occhio al passato ma sapendosi rinnovare. Torna inoltre Dominic Armato a dare la voce a Guybrush Threepwood e tante altre vecchie conoscenze torneranno ad interpretare i rispettivi ruoli, in una buona performance recitativa generale.

Conclusione

Picture of Exion
Exion
Amministratore

Il ritorno di Gilbert e di molti altri nomi storici del franchise, segna l’evidente livello di qualità che il titolo sfoggia anche solo ad un primo sguardo. Un comparto narrativo molto semplice che nasconde un propria e distinta personalità, ma soprattutto una lettura più profonda e riflessiva della natura di questo ultimo capitolo, e di cosa rappresenti questo per autori, saga e fan. Segue un gameplay puro e semplice, con attenuanti dovute all’adattamento di uno stile di gioco retrò, e una qualità di puzzle su buoni livelli. Conclude un comparto tecnico anch’esso semplice ma efficace, con la scelta di uno stile ricercato insieme ad un comparto sonoro egregio. Il tutto riesce ad eclissare i difetti del titolo, rendendo Return to Monkey Island una lettera ai fan ed una dimostrazione di crescita degli autori, una conclusione di una visione originaria del franchise ed un ultimo sguardo nostalgico al passato. Return to Monkey Island riporta a fanciulli i fan della saga, accompagnandoli per mano alla difficile scelta di andare avanti, lasciando così facendo poco a chi si approccia per la prima volta al franchise con questo capitolo, ritrovandosi una storia semplice dalla breve longevità, un umorismo efficace ma che osa poco sia nella narrazione che negli enigmi, ed una difficoltà poco incisiva, culminando in un finale forse troppo anticlimatico.

Opinione

Picture of Exion
Exion
Amministratore

Premesso che ne apprezzi stile grafico, personaggi, musiche e valore intrinseco del finale, secondo me eccellenti, il titolo in buona parte mi é piaciuto ma é stato al contempo una delusione. Sembra durare davvero troppo poco, con enigmi non così complicati e con troppi “spazi vuoti” nelle varie zone e isole esplorabili. Giocandolo ho avuto la sensazione che mancassero enigmi, che molte idee siano state infine scartate ma che alcuni rimasugli siano rimasti nel gioco. Il suo non spingere abbastanza sull’umorismo e l’ironia, nonché sulla rottura della quarta parete, ha tenuto in una sensazione di sospensione l’intera partita, come nell’attesa che strabordasse tutto insieme il completo stile Monkey Island. Invece si rimane in uno stadio leggero, non invasivo, poco prorompente, risultando si più maturo ma anche meno distintivo, lasciando trasparire una trama che ci prova a rendersi intrigante ma che non ci riesce per mio modesto parere.

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