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Riflessioni – X-COM: Apocalypse

Le teorie del paleocontatto provano a instaurare legami e creare collegamenti per la stesura di assurde ipotesi, sulla base di nozioni errate e miti comuni, sfruttando la stella di Sirio come punto cardine.

Il Culto di Sirio

In “X-COM: Apocalypse”, oltre agli alieni, il giocatore deve vedersela anche con i loro sostenitori, che nel gioco si riuniscono sotto l’organizzazione chiamata “Culto di Sirio”. Il riferimento degli sviluppatori qui, é a Sirio e al suo significato nei miti e nella cultura di varie popolazioni nel corso della storia.

Sirio é la stella più luminosa del nostro firmamento, visibile da entrambi gli emisferi della Terra e facente parte della costellazione del Cane Maggiore. Il nome infatti deriva dal greco Seirios, che significa splendente o infuocato, riferito alla sua maggiore lucentezza rispetto alle altre stelle, e per questo é stata di grande interesse nei popoli antichi, che gli hanno affibbiato valori religiosi, occulti ed astronomici.

Nel 1976, lo scrittore Robert K. G. Temple pubblicò “The Syrius Mystery”, un libro sulla teoria del paleocontatto, in cui sostiene che la tribù maliana dei Dogon avrebbe avuto contatti con una civiltà extraterrestre proveniente da un pianeta nel sistema stellare di Sirio. In particolare fa riferimento alla conoscenza del popolo sulle orbite planetarie e gli anelli dei pianeti, ma soprattutto sulla natura binaria di Sirio. La stella é infatti un sistema stellare binario costituito da “Sirio A”, la stella luminosa visibile dalla Terra, e “Sirio B”, una nana bianca che gli orbita attorno, non visibile senza un telescopio. Come avrebbero fatto quindi i Dogon a sapere di orbite stellari, degli anelli dei pianeti e in particolare, della natura binaria di Sirio?

Tutto ciò indusse Temple a formulare la teoria secondo il quale i Dogon siano entrati in contatto con forme di vita extraterrestri, che hanno passato loro conoscenze superiori. Questa teoria é secondo lui sostenuta dal lavoro degli etnologi francesi Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, i primi a studiare la cultura Dogon intorno al 1930. I due etnologi parlano di come, secondo la loro mitologia, i Dogon sono stati fondati dai Nommo, esseri anfibi venuti da Sirio a bordo di una nave accompagnata da fuoco e tuoni, impartendo diverse conoscenze, tra cui quelle sul loro sistema stellare.

Il problema nella teoria di Temple é lo scarso studio della mitologia Dogon e il lavoro errato ed approssimativo degli etnologi francesi. Un anziano Dogon infatti, nel spiegare tutta la storia agli etnologi, fece dei disegni sulla sabbia, cercando di spiegare il significato di ognuno. L’errore dei francesi é stato il lasciarsi affascinare e focalizzarsi, solo su Sirio, tralasciando il resto. Nella teoria di Temple infatti, lo scritto sembra trascurare tutto il resto della mitologia e del disegno usato per spiegare agli etnologi.

Per i Dogon infatti, Sirio é circondata da un secondo elemento, di sesso femminile, che gli danza attorno. E questo elemento potrebbe essere la nana bianca “Siro B”. Il problema é che per loro vi é un terzo elemento, di sesso maschile, che ruota e danza attorno a Sirio A, rendendolo un sistema ternario. L’astronomia moderna ha già escluso che Sirio é o sia stato un sistema ternario, ma Temple sembra trascurare questo dettaglio nelle sue teorie. In realtà lo scrittore ha trascurato tutto il resto della mitologia Dogon, che é fatta di molti altri simboli ed elementi simbolici, che dimostrano come le loro credenze non ruotino tutte intorno a Sirio.

Come faceva però questo popolo a sapere degli anelli dei pianeti e delle orbite stellari? Per queste conoscenze in effetti deve esserci stato un contatto con un altra civiltà. A dare risposta a questa domanda ci pensa il divulgatore scientifico Carl Edward Sagan, che spiega come questo contatto si, é avvenuto, ma non con civiltà extraterresti, bensì con civiltà europee. I Dogon infatti, iniziati in quegli anni una discreta occidentalizzazione, avevano le conoscenze di quanto già si poteva imparare da un istruzione scolastica dell’epoca, grazie proprio agli etnologi francesi. Il popolo del Mali infatti sapeva solo degli anelli di Saturno, mentre non sapeva nulla di quelli di Urano scoperti nel 1986 e quelli di Giove, scoperti nel 1995, conoscenze che la scuola francese, ma anche europea e mondiale, non avevano ancora nel 1930.

Gli studi successivi dell’olandese Wouter van Beek nel 1992 chiariscono tutte le incongruenze, dimostrando che Sirio non solo non é importante per i Dogon e che per loro non é una stella doppia, ma addirittura che é stato lo stesso etnologo francese Griaule, a parlare per primo di Sirio, quando per i Dogon erano più importanti le fasi lunari ed il sole, creando in questo modo una struttura mitologica errata della cultura Dogon.

E se ancora non bastassero tutte queste prove a confutare la teoria di Temple, ci pensa Ian William Ridpath a dissolvere ogni minimo dubbio. L’astronomo infatti ha dimostrato come “Sirio B”, attualmente una nana bianca(in rotta per diventare una nana nera), emana raggi X dalla lunghezza d’onda di molto superiore agli 0,1nm, soglia per il quale si verrebbero a creare ambienti deleteri per lo sviluppo della vita, senza contare che nessun pianeta é presente nel sistema. Tutto questo considerando poi che “Sirio B” é una nana bianca da circa 100 milioni di anni. Questo elimina la possibilità che né ora né in passato, sono state presenti forme di vita complesse ne tantomeno semplici, nel sistema stellare Sirio.

Temple sfruttò il mito dei Dogon per estendere la loro mitologia, ponendo i Nommo come fautori di molte civilità antiche, tra cui gli egizi(di cui parla molto di più che dei Dogon nel suo libro) dimostrandosi l’ennesimo speculatore di fantasie surreali sugli egiziani e la loro cultura. Egli, rispetto ad altri pseudoarcheologi, ha smosso l’interesse per via dell’ uso di Sirio, sapendo bene il valore di questa stella per il popolo del Nilo. É risaputo infatti che nell’antico Egitto Sirio era talmente importante da risultare fondamentale, astronomicamente e religiosamente. Era associata a Iside, moglie di Osiride e madre di Horus, che insieme costituivano la Triade Osiriaca, mentre il calendario si basava sulla lievitazione eliaca della stella, che si verificava sempre poco prima le piene annuali del Nilo, creando un vero e proprio culto per la stella del cane maggiore, il “Culto di Sirio”.

Ma, come detto, gli egiziani non sono gli unici ad aver avuto interessi nella stella. I movimenti celesti di Sirio sono stati osservati e venerati da tante altre civiltà, gli antichi greci, i babilonesi, i sumeri, i romani e diverse altre. L’astronomo persiano Abd al-Rahmān al-Sūfi, nel suo libro “Le stelle fisse”, chiama Sirio con il nome al-shi’ra al-abur, dove alhabor ha il significato di “colui che ha oltrepassato la via lattea”, facendo riferimento al percorso che ha fatto la stella per via del suo moto. É curioso che questo modo di chiamare la stella si riconduca al fatto che, molte civilità che veneravano Sirio, condividevano il mito archetipico di un “gran maestro giunto dall’alto.” A seconda della civiltà, tale gran maestro è noto come Enoch, Thoth o, comunemente chiamato oggi, Ermete Trismegisto, personaggio leggendario fondatore dell’ermetismo e della teurgia.

Nonostante quindi il mito del popolo Dogon sia stato confutato, é comunque interessante notare la correlazione tra le varie civiltà sulla base della loro mitologia, mentre non stupisce affatto l’interesse per molti popoli su Sirio, in quanto la stella più luminosa del firmamento, che per delle civiltà basate su religioni e credenze, era abbastanza per costruire mitologie e storie, affibbiandogli alte considerazioni nelle loro culture. Tutt’oggi vi sono ancora religioni e sette dell’occultismo(gran parte ermetiche), che basano molto la loro struttura mitologica su Sirio.

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