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Recensione

Riflessioni – Wasteland

La frase di Oppenheimer che metaforicamente trascina il mondo nell’epoca atomica, nella guerra fredda e nella corsa agli armamenti nucleari. In questa riflessione, una rapida occhiata al percorso evolutivo del nucleare e sulle sue possibili conseguenze.

La più antica forza di polizia statale della storia degli Stati Uniti, che vede un retaggio fatto di luci e ombre, nel periodo dell’espansione americana nel Nord America.

I fisici hanno conosciuto il peccato

Il 16 Luglio 1945 durante il test “Trinity” ad Alamogordo, Nuovo Messico, è stata esplosa da parte degli Stati Uniti la prima bomba atomica della storia, nome in codice “The Gadget”. Neanche un mese dopo, il 6 Agosto 1945, la bomba atomica con il nome in codice “Little Boy” viene fatta esplodere a circa 600m d’altitudine sopra Hiroshima.

“…i fisici hanno conosciuto il peccato,e questa è una ‎‎conoscenza‎‎ che non possono perdere.”

Con questa frase Oppenheimer commenta il bombardamento della città giapponese. Appena 3 giorni dopo, con il nome in codice “Fat Man” esplode la terza bomba del “Progetto Manhattan” sempre a circa 600m, nei cieli di Nagasaki. Termina così la Seconda Guerra Mondiale.

Rispettivamente di 15 e 21 Chilotoni, le bombe sganciate sulle città giapponesi sono state le uniche nella storia ad essere state usate in guerra, causando dalle 130 alle 250mila morti. Il mondo entra di fatto nell’era atomica, introducendo profondi cambiamenti nel pensiero sociopolitico e nell’andamento dello sviluppo tecnologico. Comincia così la corsa all’armamento nucleare dopo il primo test russo nel 1949 e per la prima volta, le lancette del “Doomsday Clock”, vengono spostate in avanti.

Se quelle esplose in Giappone fanno paura, quelle di adesso allora dovrebbero rabbrividirci. L’evoluzione della bomba atomica è subito stata la bomba termonucleare, o così detta bomba H, per l’utilizzo di elementi leggeri come l’idrogeno. Il 1º marzo 1954 gli Stati Uniti esplodono nel test “Castle Bravo” una bomba dalla potenza di 15 Megatoni, l’equivalente di 714 volte la bomba su Nagasaki e 1000 volte quella su Hiroshima. Seppur un test fallito, in quanto l’esplosione eccedette di quasi tre volte la potenza prevista(portando a danni nelle zone limitrofe che il governo dovette risarcire), questa è stata la più potente arma nucleare esplosa dagli Stati Uniti.

Il crescente numero di test nucleari porta alla creazione, nel 1958, della campagna per il disarmo nucleare, un movimento il cui stemma è l’attuale simbolo della pace, rappresentante nell’ alfabeto semaforico le lettere N e D(Nuclear Disarmament). Nonostante la crescente preoccupazione delle popolazioni e lo sviluppo della teoria della ”mutua distruzione assicurata” o del cosiddetto “deterrente nucleare”, i test sugli armamenti nucleari continuarono e nel 1961, l’Unione Sovietica, sviluppò e testò la tuttora più potente arma termonucleare mai vista. Con il nome “Bomba Zar”, l’ordigno fu fatto esplodere sull’isola di Novaja Zemlja, sviluppando una potenza di 50 Megatoni, oltre 3000 volte la potenza di “Little Boy”.

Sono seguiti test nucleari di minor entità da diversi stati nel corso degli anni seguenti, finché il 1° Luglio 1968 non viene firmato il “Trattato di non Proliferazione Nucleare” o “TNP”, un trattato internazionale basato sui principi di disarmo, non proliferazione e uso pacifico del nucleare. Firmato inizialmente da Regno Unito, Stati Uniti ed Unione Sovietica, si aggregarono in seguito le altre due potenze nucleari Francia e Cina nel 1992. Nel corso degli anni è diventato il trattato con il maggior numero di stati firmatari. Gli unici a non aver firmato sono India, Israele, Pakistan e Sudan Meridionale. La Corea del Nord, che aveva inizialmente aderito, se ne ritirò nel 2003.

Nel 2021, le testate nucleari note nel pianeta si attestavano intorno alle 13.000, con USA e URSS che detengono quasi il 95% del totale, seguite da Cina, Francia e Regno Unito. Un numero che è andato via via diminuendo. Il 22 Gennaio 2021 è entrato ufficialmente in vigore il “Trattato per la proibizione delle armi nucleari” o “TPNW”, un trattato internazionale legalmente vincolante per la completa proibizione delle armi nucleari, rendendole illegali. Aperto alle firme dal 20 settembre 2017, è entrato in vigore dopo la firma del 50esimo stato, ed attualmente conta 59 stati aderenti. Nessun membro della NATO o Stato possessore di armi nucleari ha firmato il trattato.

Ciò la dice lunga sulla situazione attuale delle armi nucleari, un contesto per la verità in stato di quiete con lenta ma progressiva diminuzione degli ordigni atomici mondiali, ma ancora potenzialmente reale e tenuto in piedi dalla teoria “MAD”(Mutual Assured Destruction) sopra citata, che asserisce la mutua distruzione delle nazioni nel caso in cui, anche una sola testata, venga lanciata in territorio avversario, in quanto l’attacco scatenerebbe un’ovvia risposta da parte del nemico e/o degli alleati, in un incontrollata escalation mondiale di nuclearizzazione, portando alla fine solo sconfitti, nessun vincente, nessun armistizio.

Attualmente però, uno scenario come quello di “Wasteland”, dove USA e URSS procederebbero ad un mutuo lancio delle proprie testate nucleari è altamente improbabile. Secondo la FEMA infatti, nell’ottica di una possibile risposta americana ad un attacco nucleare, la Russia procederebbe all’evacuazione di almeno le città più grandi e popolose per ridurre il numero di vittime, in un’operazione nazionale che si stima necessiti dai 2 ai 5 giorni. Tali movimenti di popolazione su larga scala sarebbero prontamente rilevati da fonti di intelligence statunitensi e interpretate come un avvertimento di un imminente attacco nucleare. In aggiunta vi sono i rischi conosciuti(anche se non completamente e con assoluta certezza) non solo dei danni a breve termine, ma anche e soprattutto quelli a lungo termine, impossibili da controllare e diretti indistintamente in qualsiasi parte del globo.

Secondo uno studio pubblicato nel “Journal of Geophysical Research: Atmospheres”, nel caso di un conflitto fra Russia e Stati Uniti, si innalzerebbero nel cielo fino a 150 Megatonnellate di cenere radioattiva, che disperdendosi nell’atmosfera, causerebbero una quasi totale rifrazione dei raggi solari per almeno un decennio, arrivando ad abbassare le temperature fino a 9°C, ridurre le precipitazioni del 30% ed il successivo collasso delle colture globali. Una rappresentazione di quello che convenzionalmente viene chiamato “inverno nucleare”.

In realtà non è necessario un intero scontro nucleare tra superpotenze per generare danni al pianeta. Secondo Jonas Jägermeyr, un post dottorando presso l’Istituto Goddard per gli studi spaziali della NASA, basterebbe la detonazione dell’ 1% dell’arsenale mondiale(circa 50 testate da “appena” 16 Chilotoni) per causare immensi danni allo strato dell’ozono, con conseguente aumento massiccio del passaggio di ultravioletti che causerebbe casi di inabilitazione immediata, di scottature nelle zone temperate e cecità da neve nei paesi settentrionali, oltre ad aggravare ed accentuare i cambiamenti climatici mondiali.

Tutto questo, senza tener conto delle vittime generate dall’immediata doccia radioattiva che causerebbe un esplosione termonucleare nel raggio di Kilometri e l’inevitabile ricaduta radioattiva, quella che viene chiamata “fallout”. Una sola esplosione da 1 Megatone a livello del suolo proietterebbe migliaia di tonnellate di polveri fino alla stratosfera che, rese radioattive, inizieranno la lentissima ricaduta nel suolo in un’area estremamente estesa a causa anche dei venti, arrivando a generare alla popolazione coinvolta anche mutazioni genetiche oltre che vari danni biologici e morte. In un possibile scenario del genere, dove una sola bomba oltre che a causare morti e feriti su larga scala, causerebbe danni irreversibili al pianeta con conseguenze anche per il paese attaccante, il rischio di una guerra nucleare è più legato all’errore umano di male interpretazione di azioni nazionali o di errori informatici dei sistemi di attacco e difesa degli stati, piuttosto che a reali intenzioni di cominciare una guerra.

“Wasteland” si appoggia su di uno scenario che sembra non tenere troppo conto delle altre superpotenze nucleari e ad uno scenario più riguardante un forte effetto serra che un effettivo inverno nucleare, ciò nonostante, le conseguenze scaturite da un collasso della società sono verosimili, in quanto quello definibile come “collante” sociale, è per natura efficiente ma impersonale. La persona nella società aderisce ad un ruolo sociale che spesso maschera la personalità sottostante, accettando nel frattempo che, anche le altre persone nella sua società, aderiscano al proprio ruolo nascondendo la reale persona solo agli intimi. Ciò permette in modo efficiente di provvedere ai bisogni della società senza necessariamente interpersonalizzare i rapporti.

Nello scenario nucleare tuttavia questo collante sociale impersonale si dissolve rapidamente sotto lo stress dell’emergenza nazionale, anteponendo il proprio bisogno a quello della comunità. Se in un disastro locale l’ordine che lega la vita sociale suscita un’intensa identificazione con la comunità e una risposta energica per fornire aiuto a chi ne ha bisogno, un disastro a livello addirittura globale innesca inevitabilmente una sospensione almeno temporanea dell’ordine sociale di fornire aiuto e conforto alle vittime del disastro, con difficili prospettive di ripresa e la naturale emergenza dell’istinto di sopravvivenza animale. Nell’ottica anche di una mancanza di forza dell’ordine, ciò che identificato come moralmente sbagliato o anti-sociale, prenderebbe presto piede nella certezza che non ci sono regole o punizioni, rendendo orribilmente comuni pratiche ad oggi aberranti e condannate, come schiavismo, stupri, omicidio, saccheggio, ecc.

Tuttavia se parte dell’umanità cederà a questo lato oscuro della sua natura, vi sarà anche chi, nella speranza di una ripresa sociale e nella certezza che nell’ordine vi è crescita e sostegno, formerebbe comunità, società, forze armate per la protezione dei più deboli, come del resto si vede in Wasteland, con la creazione del corpo dei Desert Rangers. Concludo ricollegandomi alle parole di Oppenheimer e citando una parte del testo del “Bhagavadgītā” reso celebre proprio dal fisico e che citò durante il test “Trinity” che ha fatto conoscere al mondo le armi atomiche:

“Sono diventato Morte, il distruttore di mondi”.

Texas Rangers

I Desert Rangers del videogioco sono apertamente ispirati ai rangers dell’arizona e ancora di più alla Divisione Texas Rangers, la più antica forza a giurisdizione statale degli Stati Uniti d’America. Oltre ad essere un reparto ancora attivo come bureau investigativo statale del Texas, e godere di una certa reputazione con addirittura musei in loro onore e una certa protezione legale dallo scioglimento della divisione, il corpo dei Texas Rangers è stato particolarmente presente in molti dei momenti più importanti che hanno caratterizzato la Frontiera americana, periodo dell’espansione delle colonie nel Nord America, comunemente noto come Vecchio West o Selvaggio West.

Il corpo venne ufficiosamente creato nel 1823 da Stephen Fuller Austin, che organizzò un gruppo armato piccolo e non ufficiale il cui compito era muoversi per il territorio nazionale, per tenere d’occhio la situazione al termine della guerra d’indipendenza messicana. Per questo furono conosciuti come rangers(dall’inglese “to range over” muoversi verso, girovagare). Solo nel 1835, dopo che Austin ritornò in Texas dalla sua prigionia a Città del Messico, fu istituita ufficialmente la divisione dei Texas Rangers.

Hanno investigato su crimini che vanno dall’omicidio fino alla corruzione di politici, agendo anche come polizia anti sommossa e di investigazione, come scorta del Governatore del Texas e anche come forza paramilitare al servizio della Repubblica del Texas. Hanno anche preso parte, come sopra citato, a grandi eventi del Vecchio West, come quello del pistolero John Wesley Hardin, del rapinatore di banche Sam Bass e dei leggendari Bonnie e Clyde. Hanno anche fermato l’assassinio dei presidenti William Howard Taft e Porfirio Díaz a El Paso e indagato sull’omicidio Irene Garza.

Decine di libri sono stati scritti sui Rangers, da opere di saggistica ben studiate a romanzi pulp, rendendo i Rangers partecipanti significativi nella mitologia del Selvaggio West. L’uso dell’iconico distintivo divenne comune solo a fine ottocento. Secondo gli storici questo era dovuto all’eccessivo costo di un tale ornamento rispetto alla paga o al fatto che alcuni Rangers ritenessero un distintivo lucido bersaglio troppo allettante. La prima versione del distintivo apparve nel 1875, evolvendosi poi in quella attuale, non troppo diversa.

Dal 1935 l’organizzazione è una divisione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Texas, che funge come dipartimento statale di investigazione e conta all’incirca 166 membri. Nel 1919 sono stati coinvolti nell’indagine Canales, nella quale sono stati accusati di violente pratiche di polizia regolarmente utilizzate dalle forze statali contro gli americani messicani e i cittadini messicani che vivono lungo il confine tra Stati Uniti e Messico. Questa indagine, avviata dal rappresentante dello stato di Brownsville José Tomás Canales, che ha anche proposto una riorganizzazione dei Texas Rangers e un aumento delle qualifiche minime richieste, ha fatto emergere diversi problemi all’interno della divisione, con molti casi di abuso di alto profilo.

Si registrano omicidi di innocenti, falsificazione dei rapporti, abuso di potere, molestie e violenze ai danni di altri gruppi razziali come gli afroamericani. Nonostante le 1600 pagine di testimonianze e prove, l’indagine Canales non portò alcun cambiamento radicale nell’organizzazione e gestione dei Texas Rangers e alla fine, nessun rangers è stato perseguito per il suo coinvolgimento in atti di violenza. Tuttavia, ci sono stati alcuni cambiamenti degni di nota. Primo fra tutti l’eliminazione dei “Loyalty Rangers”, un gruppo di Rangers volontari non retribuiti che fu istituito durante la prima guerra mondiale per monitorare gli atti di “slealtà” nelle loro comunità. Con l’abolizione di questo sotto gruppo e la leggera riduzione del personale, il numero massimo delle forze della divisione scese da 1000 a 68 rangers.

E’ vero dunque che l’aura leggendaria dei Rangers era in parte il risultato del lavoro di scrittori sensazionalistici e della stampa contemporanea, che glorificavano e abbellivano le loro azioni, mentre alcuni Rangers potrebbero essere considerati criminali che indossano distintivi. Tuttavia molte storie documentate di coraggio e altruismo sono anche intrecciate nella storia del gruppo, ridando valore alla divisione.

Una tipica frase associata ai Texas Rangers è ”One Riot, One Ranger”, coniato come una specie di motto dal capitano ranger William McDonald, che da solo nel 1900 interruppe un incontro di boxe illegale nello stato americano del Texas. Il motto fu trascritto sul piedistallo della statua “One Riot, One Ranger” di bronzo dedicata ai Texas Rangers e posizionata all’ aereoporto di Dallas. Nel 2020 è però stata rimossa in seguito alla pubblicazione del libro “Cult of Glory”, che descrive una serie di spiacevoli incidenti che coinvolgono i Rangers, in particolare il fatto che la statua è stata modellata su Jay Banks, un Ranger pro-segregazione dell’epoca, coinvolto nella resistenza all’integrazione scolastica.

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